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(DESI)++ESCLUSIVA ++da “Mare Nostrum” a “Mare del Terrore”? Il DESI propone un Osservatorio Europeo permanente sulla Sicurezza e Difesa

(DESI) da “Mare Nostrum” a “Mare del Terrore”? Il DESI propone un Osservatorio Europeo permanente sulla Sicurezza e Difesa:

(DESI) – Il Mediterraneo, geopoliticamente un grande lago di collegamento tra l’Europa, l’Asia e l’Africa e fra il Nord e il Sud del mondo, è stato nel corso dei secoli una delle maggiori vie di traffico di uomini, beni e servizi. Anche i flussi della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale hanno percorso e continuano a percorrere le stesse rotte che da secoli e da millenni hanno trasportato spezie, tessuti pregiati e schiavi.

Il fenomeno dei flussi nel Mediterraneo è al centro del dibattito socio – politico ed economico europeo ed italiano. A tal proposito, analizzeremo brevemente le maggiori direttrici che arrivano in Europa che sono soprattutto quelle provenienti dal Mediterraneo Meridionale e dal Medio Oriente.

La prima cosa da dire è che la maggior parte dei flussi si originano spesso molto più a Sud del Mediterraneo, o nei deserti mediorientali o in quella fascia del Sahel e dell’Africa Sub Sahariana che presenta numerose situazioni di conflitto e di disagio socio – economico.

Ma, quali sono le rotte principali che permettono di raggiungere il Mediterraneo?

L’ostacolo naturale più importante da superare per chi proviene da Sud, sono ovviamente i deserti, dove le comunicazioni sono anche più difficili, ma queste aree impervie non sono le uniche vie di comunicazioni utilizzate dai migranti, dai trafficanti e dai terroristi per raggiungere il cosiddetto “Mediterraneo Centrale”.

Le principali rotte dall’Africa Occidentale passano per il Burkina Faso, il Malì, il Niger per poi arrivare in Algeria e Marocco verso la Spagna, e in Tunisia e Libia per raggiungere l’Italia e quindi il resto d’Europa.

Attualmente, però i maggiori flussi vanno dirigendosi sopratutto verso la Libia, dove dopo la caduta di Gheddafi regna il caos, ma, anche perché è più facile raggiungere le coste siciliane.

Esistono però, altre direttrici importanti di spostamento verso l’Europa, quella che parte dall’Africa Orientale, principalmente dal Corno d’Africa, dove la situazione politica è sempre instabile.

Dal Corno d’Africa le direttrici passano per il Mar Rosso e lo Stretto di Aden per poi fare tappa nella Penisola Arabica, nello Yemen, da dove poi bisogna superare l’opposizione saudita.

I flussi del Corno d’Africa,si spostano anche verso Settentrione, passando per il Sudan e l’Egitto, per poi imbarcarsi da lì, oppure passare in Libia.

E’ curioso osservare come molti Siriani utilizzino per arrivare in Europa proprio il corridoio aereo che passa dal Sudan e poi dall’Egitto perché quello Turco che passa per l’Anatolia Centrale e i Dardanelli verso la Grecia è stato bloccato da una barriera al confine, mentre quello Libico è più lontano e attualmente più controllato.

Secondo un analisi dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) di Giugno 2015, a cura di Lorenzo Nannetti (Senior Analyst e Responsabile Scientifico de “Il Caffè Geopolitico”),  le organizzazioni ed i gruppi che si occupano di questi traffici di persone sono transnazionali. “Oltre ai gruppi locali a ridosso delle coste, infatti, ricoprono ruoli importanti le tribù Tuareg (nel settore centro – occidentale) e Toubou (nel settore centro – orientale), i gruppi legati all’estremismo come Al Mourabitoun di Mokhtar Belmokhtar ( da alcuni analisti considerato gruppo più criminale che terrorista) o perfino i gruppi jihadisti del Sahel (Ansar Al Dine, Al Qaeda nel Maghreb islamico etc) che ne ricavano considerevoli proventi, oltre, naturalmente, agli Ufficiali e burocrati locali spesso corrotti che profittano di tali traffici”.

Urgono controlli più efficaci effettuati non solo sulle frontiere europee terrestri e marine, ma, soprattutto in quei territori dove partono i flussi migratori verso l’Europa che spesso sono via di diffusione anche di cellule terroristiche nel Vecchio Continente.

Pertanto, a tal proposito, il DESI (Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni) propone la costituzione di un Centro Studi e di un Osservatorio Europeo permanente per la Sicurezza e Difesa in Europa con professionisti ed esperti del settore, affinché il Mediterraneo non si trasformi dal “Mare Nostrum” al “Mare del Terrore”.

Cristiano Vignali – Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni

Updated: 22 gennaio 2017 — 2:23
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